librai d'eccezione: Holden Caulfield

Consigli di lettura da librai molto speciali

Nella Libreria Lotto 49 di Frascati può capitare che a farvi da libraio troviate il giovane Holden Caulfield o il misterioso Don Draper, accompagnati da scrittori, librai, editor, lettori e appassionati di libri: non stupitevi, è l'incanto del Lotto 49.


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HOLDEN CAULFIELD





Personaggio: Holden Caulfield, commesso.

Accompagnatore: Paolo Cognetti, scrittore

Libreria: Il pesciolino rosso segreto, 828 Broadway, NewYork NY

Motto del commesso: Quelli che mi lasciano proprio senzafiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere e tutto quel che segue vorresti che l’autore fosse un tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira.

 

I consigli


Colazione da Tiffany, Truman Capote

Era una scuola di alto livello, Pencey. Altroché. In biblioteca mi avevano dato il libro sbagliato, e io non me n’ero accorto finché non ero tornato in camera mia. Mi avevano dato Colazione da Tiffany di Truman Capote.

Io credevo che fosse una porcheria, e invece no. Era un libro bellissimo. Parlava di questa ragazza, Holly Golightly. Era scappata di casa e compagnia bella. Aveva un gatto ma si rifiutava di dargli un nome. Diceva che non voleva possedere niente, prima diavere trovato un posto dove lei e le cose formassero un tutto unico. Da restarci secco. Mi ricordava la mia vicina di casa, la vecchia Jane Gallagher. Lei non muoveva mai le sue dame. Quando faceva una dama, stava là e non la muoveva. La lasciava nell’ultima fila. Le piaceva vedersele là tutte schierate e basta. E un’altra cosa di Holly Goligthly mi ricordava la vecchia Jane: noi due non facevamo che tenerci per mano. Vi sembrerà una cosa da niente, lo capisco, ma era fantastica quando la tenevate per la mano. La maggior parte delle ragazze, provate a tenerle per la mano, e quella maledetta mano o muore nella vostra, o loro credono di dover continuare a dimenarla tutto il tempo, come se avessero paura di annoiarvi o che so io. Jane era un’altra cosa. Andavamo in un dannato cinema o in un posto cosí, e subito cominciavamo a tenerci per mano, e non ci lasciavamo fino alla fine del film. E senza cambiare posizione né farne un affare di stato. Con Jane non stavi nemmeno a pensare se avevi la mano sudata o no. Sapevi soltanto che eri felice. E lo eri davvero.

 

La versione di Barney, Mordecai Richler

Per La versione di Barney ci vado matto. Il vecchio Barney Panofsky. Mi lasciava secco.

Era come quel mio compagno di classe, Richard Kinsella, quando lo interrogavano in Esposizione Orale. Lui non restava molto in argomento, e gli altri non facevano che urlargli "Fuori tema!”. Era terribile, prima di tutto perché era un tipo molto nervoso. Tutte le volte che toccava a lui fare un discorso gli tremavano sempre le labbra, e se stavi seduto in fondo alla classe non riuscivi quasi a sentirlo. Però, quando smettevano un pochino di tremargli le labbra, io i suoi discorsi li trovavo migliori di tutti gli altri. Però si è preso una bocciatura anche lui, praticamente. A forza di gridargli "Fuori tema!” tutto il tempo, gli hanno fatto prendere un cinque. Quel discorso sulla fattoria che suo padre aveva comprato nel Vermont, per esempio. Quello che faceva Richard Kinsella era che cominciava a parlare di quelle cose, poi, tutt’a un tratto, si metteva a parlare di quella lettera che suo zio aveva scritto a sua madre, e che suo zio aveva avuto la poliomielite e via discorrendo a quarantadue anni, e che voleva che nessuno andasse a trovarlo in ospedale perché voleva che nessuno lo vedesse con l’apparecchio ortopedico. Non c’entrava molto con la fattoria, lo riconosco, ma era simpatico. È simpatico quando uno ti parla di suo zio. Soprattutto quando cominciano a parlarti della fattoria del padre, e poi tutt’a un tratto gli interessa di piú lo zio. Anche Barney Panofsky era un tipo così. Sempre fuori tema. Vecchia sagoma.

 

Piccoli contrattempi del vivere, Grace Paley

Me n’ero appenaandato da quel dannato Pencey. Tre giorni prima delle vacanze di Natale, sul treno per New York e via dicendo. Tutt’a un tratto, ecco che a Trenton sale una vecchia signora e si siede vicino a me. Era vuota tutta la carrozza, praticamente, visto che era cosí tardi e compagnia bella, ma lei si mise vicino a me invece che in un sedile vuoto. Aveva tutte quelle spille sul cappotto, proprio come se fosse appena tornata da una dimostrazione o vattelapesca. Avrà avuto settant’anni, immagino, ottanta al massimo. Le vecchie signore mi lasciano secco. Sul serio. Con questo non voglio mica spacciarmi per un erotomane o giúdi lí - per quanto abbia una certa carica. È solo che mi piacciono, voglio dire.

A ogni modo stavamo seduti là, e tutt’a un tratto lei alzò gli occhi a guardarmi e sorrise un poco. Aveva un sorriso tremendamente simpatico. Mi disse: "Vuole una sigaretta?”

Mi guardai intorno. "Non credo che sia uno scompartimento fumatori”, dissi.

"Non importa. Possiamo fumare finché non cominciano a piantar grane”, disse. La guardai bene. Non mi pareva affatto stupida. Pareva in grado di farsi un’idea maledettamente chiara della situazione. Ma non si può mai dire con le vecchie signore. Le vecchie signore sono tutte un po’ matte.

Lei prese una sigaretta e io gliel’accesi, e poi ne diede una anche a me.

Disse: "Mi scusi, ma lei non è Holden Caulfield, il famoso adolescente?”. Stava guardando il mio soprabito sul sedile accanto. Era carina, mentre fumava. Era vecchia e via dicendo, ma aveva fascino a strabenedire.

"Sì, infatti,” dissi. Aveva ragione.

"E non è stato appena espulso dalla scuola?”, disse. Aveva una bella voce. Una bella voce da telefono, soprattutto. Avrebbe dovuto sempre portarsi dietro un dannato telefono.

"Sì, signora”, dissi. Tutt’a un tratto mi era venuta una voglia matta di andarmene da quella carrozza. Sentivo arrivare una predica tremenda.

Allora lei fece una cosa che per poco non mi lasciava secco: mi infilò la mano nella tasca del soprabito, ne tirò fuori il mio berretto rosso da cacciatore e me lo mise in testa.

"Ben fatto”, disse. Il buffo è che appena disse così mi venne voglia di sposarla. Io sono pazzo. Giuro davanti a Dio che sono pazzo. Tutt’a un tratto mi sentii come se l’amassi e volessi sposarla. Era fantastica. Sul serio. Poi scoprii che si trattava di una scrittrice.


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